Rischio Vesuvio. Ottaviano, frattura eruttiva nel vallone. Serve un piano di fuga adeguato

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Categorie - Attualità

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La catastrofe dell'alluvione di Messina e quella precedente del terribile terremoto dell'Abruzzo hanno acceso i riflettori su un tema sempre attuale: quello dei rischi legati ad una possibile eruzione del Vesuvio. Il Problema secondo me è che passati questi giorni nessuno più ne parla. Eppure si tratta di una questione che non va assolutamente sottovalutata e che meriterebbe, secono la mia modesta opinione, un'attenzione decisamente maggiore. E' inutile prenderci in giro, il Vesuvio è un rischio enorme, reale, più di ogni altra cosa.Nel precedente sito che avevamo realizzato su splinder, più volte anche noi di terramia, abbiamo sollecitato una maggiore attenzione sulla questione Vesuvio. Negli anni a dire il vero si è focalizzata l'attenzione su questo tema: da un lato per capire quali sono le probabilità di una possibile eruzione e quelle per prevedere in anticipo la stessa, dall'altro lato per realizzare un serio piano di sicurezza. Ma tutto dura il tempo di un convegno, di una riunione. Bisogna invece capire che è necessario sedersi ad un tavolo e trattare seriamente questo problema evidenziando tutti i vari aspetti, facendo le dovute rilevazioni, esaminando punto per punto la situazione, cercando di esprimersi in maniera attendibile su una possibile eruzione e soprattutto realizzando un serio, preciso, reale piano di emergenza. Ci si alza dal tavolo quando tutto questo è stato fatto, senza lasciare nulla al caso, perchè in Italia oltre all'usanza di piangere i nostri morti dopo le varie catastrofi dobbiamo acquisire la cultura della prevenzione, della sicurezza oltrre a quello che in ambito giuridico a volte viene chiamato il primato della legge, ossia che bisogna sempre rispettare la legge. E questo perchè è vero la natura può essere pericolosa, ma diventa devastante, micidiale quando è aiutata dall'uomo che nella stragrande maggioranza dei casi quando opera in questi senssi pensa sempre e solo al momentaneo interesse personale. Insomma non si scherza su queste cose. Non voglio più sentir parlare di catastrofe annunnciata. In questi giorni, per quant riguarda la questione Vesuvio a lanciare l'allarme è stato il professore Alberto Giordano della Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, Dipartimento Scienze per l’Ambiente Sezione Geofisica marina.Secondo l´esperto, un ultimo studio effettuato dal professore Giuseppe Luongo, docente di Fisica del



vulcanismo ed ex direttore dell’Osservatorio vesuviano, il Vesuvio sarebbe in forte tensione, tanto da sviluppare un fenomeno di distensione. “Le fratture (faglie) createsi intorno al Somma Vesuvio, tra cui anche la frattura eruttiva Vallone S.Severino-Zennillo di Ottaviano, hanno tendenza ad allargarsi a dilatarsi, per cui potrebbe non esserci la famosa eruzione di tipo esplosivo, ma si prevede un fenomeno effusivo”. Ma cosa sta a significare questo? “Secondo esperti il Vesuvio è come una “pentola a pressione” – spiega il prof. Giordano in una relazione - che può esplodere anche con ritardi lunghissimi di secoli. Un vulcano è più prevedibile di un terremoto, che è accidentale e subitaneo, non esplode da un giorno all’altro. Prevedere il momento preciso dell’eruzione è praticamente impossibile ma segnali premonitori del pericolo possono essere colti, la difficoltà sta nel saperli leggere, decodificare. Il Vesuvio è l’unico vulcano attivo dell’Europa continentale, è un vulcano a rischio di eruzione non solo perché di tipo esplosivo ma soprattutto per la zona in cui si trova. Nella cosiddetta zona rossa del Vesuvio, al contrario dell’Abruzzo, anche un minimo segnale di eruzione o un piccolo evento sismico si trasformerebbe in una catastrofe, le scosse sono di origine vulcanica e non tettonica, non saranno mai di magnitudo elevata e improvvisa come in Abruzzo”. Ma nonostante tutto l’allarme c’è, e contando che alle pendici del Vesuvio vivono almeno 700 mila persone esposte al pericolo di eruzione, l’espansione urbanistica e lo sfruttamento turistico non ne hanno tenuto conto e non ne tengono conto a tutt’oggi della situazione, il tutto potrebbe avere effetti catastrofici. Ad aggravare il tutto infatti sembra essere proprio la mancanza di vie di fuga, per quanto sembra disposto un piano di evacuazione, ancora nulla è disposto. “Il Vesuvio è il vulcano meglio monitorato al mondo – continua Giordano - ci sono più 150 tra tecnici e ricercatori che 24 ore su 24 monitorano la situazione, tenendo sotto controllo ogni minimo segno percepito, siamo dotati di sistemi di rilevazione in grado di avvertire un’eventuale risveglio del Vesuvio con mesi o settimane di anticipo. Bisogna tener presente che l’Ingv e l’Osservatorio Vesuviano hanno una complessa rete di monitoraggio in merito alle deformazioni del suolo, alla sismicità, alla composizione chimica delle fumarole del vulcano, dati necessari per fare previsioni su una futura eruzione. Non è il caso perciò di seminare panico, che può solo generare fenomeni di paura ingiustificata e rischi inutili. I dati sono continuamente aggiornati, non c’è alcun bisogno di fare allarmismi. La Protezione civile e l’Osservatorio vesuviano assicurano che attualmente, non ci sono segnali che facciano pensare ad un’eruzione vicina. Il Vesuvio è quiescente, caratterizzato da bassa sismicità”. Ma tutto questo però può iniziare a far pensare a chi con mano cruenta costruisce credendo di beffeggiare stato, comune o leggi, ma danneggia solo se stesso, ma nel contempo suggerire alle autorità locali competenti un attivazione maggiore sul fronte emergenza Vesuvio, attuare un programma di educazione al sapersi comportare in caso di terremoto o di probabile eruzione.

Commenti (11)Add Comment
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scritto da angelo , ottobre 15, 2009
prevenire è meglio che curare. più precauzioni si prendono meglio è. tutti dobbiamo sapere cosa fare e come comportarci in caso di emergenza,tutti dobbiamo sapere come sta la situazione.
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scritto da Francesco , ottobre 15, 2009
Non ho ancora letto la relazione di Luongo ma secondo le cose che ho imparato negli anni di studio universitario il processo di distensione sarebbe proprio uno dei segnali premonitori di...
Comunque il problema non è prevedere quando avverrà l'eruzione (perchè avverrà!) ma prevedere quanti morti ci saranno a causa della inadeguatezza del piano di evacuazione e della inciviltà dei cittadini vesuviani.
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scritto da pietro , ottobre 15, 2009
caro francesco il tuo commento mi mette paura. Cosa significa che il processo di distensione sarebbe proprio un dei segnali premonitori di .....

????

Fammi capire bene.

ciao. pietro
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scritto da ANTONIO , ottobre 15, 2009
... e pure va a finire che facciamo la fine dei topi!
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scritto da Il patron , ottobre 15, 2009
Non ti allarmare. Il magma insieme al miscuglio di gas tenta di risalire ma il "tappo" tiene e per questo le pareti sono costrette a cedere lateralmente. Prova ad iniettare la crema in un bignè e dimmi se questo aumenta di volume. Vorrei leggere la relazione di Luongo per poter capire i dettagli. Se queste fratture nelle pareti determineranno una eruzione di tipo effusiva da un lato mi tranquillizza perchè non sarà catastrofica da un altro lato mi fa capire che lo stesso piano di evacuazione deve aggiornarsi e la stessa zonazione del rischio deve cambiare. MA verrà fatto tutto questo?

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scritto da Gennaro , ottobre 15, 2009
Già tutto questo è davvero preoccupante.Kissà quanti morti e ke tragedia apocalittica.Non è pessimismo è davvero ciò che immagino posso accadere con una valutazione oggettiva.Ma come mai il proggetto di aiuto per le persone che vogliono abbandonare le nostre zone non ha avuto successo?Anzi non se ne sente più parlare.Ma esiste ancora?Penso che i comuni interessati debbano avviare al più presto un opera di trasferimento di quante più persone possibili dal proprio territorio!Questa è prevenzione.
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scritto da pietrooo , ottobre 15, 2009
Non ti allarmare ??? .....francè la tua spiegazione mi mette ancora più paura.

Per gennaro: Nel 2003 fu varato dalla Regione un piano di profonda trasformazione dell’area vesuviana, la più esposta al rischio vulcanico, con i suoi seicentomila abitanti condensati nei diciotto Comuni più vicini al cratere. Filosofia dell’operazione - apprezzata dagli studiosi di mezzo mondo - doveva essere lo snellimento di duecentomila persone, nel giro di quattro o cinque anni, attraverso incentivi di esodo (trentamila euro di bonus a famiglia) e la riconversione del tessuto industriale, valorizzando le imprese del turismo della ricerca scientifica, delle attività culturali. Tutto inutile: pochi hanno creduto nel valore sottinteso dai provvedimenti, pochissime amministrazioni locali si sono impegnate a realizzare le indicazioni della comunità scientifica. Risultato: meno di diecimila persone, spontaneamente, hanno lasciato la zona rossa, nella quale si continua a costruire in maniera più o meno irrazionale
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scritto da Il patron , ottobre 17, 2009
Ripeto: il Vesuvio non ci ucciderà perché è possibile prevedere quando esploderà, quello che ci ucciderà sarà la nostra inciviltà. Inoltre ho sempre considerato inutile la divisione delle aree di rischio in zona rossa, gialla, blu, indaco, violetto.....Questa zonazione si basa sull'anamnesi storica delle precedenti eruzioni e sulla morfologia attuale del vulcano. Ma se si aprono condotti laterali come riportato in questo articolo? Allora le cose cambiano. Ogni eruzione è diversa dalla precedente. Inoltre, molto, moltissimo dipende dalla direzione dei venti durante l'EVENTO. Questi fattori, insieme alla morfologia dell'edificio vulcanico determineranno da che lato e con quale "intensità" la nube piroclastica scenderà "preferenzialmente".
Io sono convinto che solo se la previsione dell'EVENTO avverrà con largo anticipo nessuno ci lascerà le penne e che comunque ci ammazzeremo tra di noi.
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scritto da pietroo , ottobre 17, 2009
Non ci pensiamo mai perche ci siamo abituati all'idea che il Vesuvio dormirà per sempre, ma in realtà è un vulcano attivo e pericoloso, è come vivere con una bomba sopra la testa pronta ad esplodere. io, caro francesco, spero solo che si possa veramente prevedere con largissimo anticipo la possibile eruzione, che si formi un tavolo tra governo, regioni e enti locali, insieme con la protezione civile, le forse dell'ordine e tutti gli altri possibili soggetti competenti per la realizzazione di un serio, preciso piano di emergenza, in modo tale che ognuno sa come fare, dove andare ma soprattutto facendo in modo che quando sarà il momento ci saranno persone di sostegno e di coordinamento che dovranno gestire l'emergenza, altrimenti se siamo solo, come dicevi tu, ci ammazzeremo tra di noi. Infine Spero che il Vesuvio dorma per altri 100 e passa anni e che quindi una possibile eruzione avvenga il più tardi possibile.
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scritto da Il patron , ottobre 17, 2009
Mi impegno a trovare quante più notizie possibili sulle attuali condizioni del rischio Vesuvio, considerando solo fonti accreditate. Per ora cominciamo con questa:
http://www.geologi.info/Appello-dei-Vulcanologi-sempre-alto-il-rischio-Vesuvio_news_x_2547.html
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