Scritto da Pietro Mercoledì 14 Ottobre 2009 21:02
La catastrofe dell'alluvione di Messina e quella precedente del terribile terremoto dell'Abruzzo hanno acceso i riflettori su un tema sempre attuale: quello dei rischi legati ad una possibile eruzione del Vesuvio. Il Problema secondo me è che passati questi giorni nessuno più ne parla. Eppure si tratta di una questione che non va assolutamente sottovalutata e che meriterebbe, secono la mia modesta opinione, un'attenzione decisamente maggiore. E' inutile prenderci in giro, il Vesuvio è un rischio enorme, reale, più di ogni altra cosa.Nel precedente sito che avevamo realizzato su splinder, più volte anche noi di terramia, abbiamo sollecitato una maggiore attenzione sulla questione Vesuvio. Negli anni a dire il vero si è focalizzata l'attenzione su questo tema: da un lato per capire quali sono le probabilità di una possibile eruzione e quelle per prevedere in anticipo la stessa, dall'altro lato per realizzare un serio piano di sicurezza. Ma tutto dura il tempo di un convegno, di una riunione. Bisogna invece capire che è necessario sedersi ad un tavolo e trattare seriamente questo problema evidenziando tutti i vari aspetti, facendo le dovute rilevazioni, esaminando punto per punto la situazione, cercando di esprimersi in maniera attendibile su una possibile eruzione e soprattutto realizzando un serio, preciso, reale piano di emergenza. Ci si alza dal tavolo quando tutto questo è stato fatto, senza lasciare nulla al caso, perchè in Italia oltre all'usanza di piangere i nostri morti dopo le varie catastrofi dobbiamo acquisire la cultura della prevenzione, della sicurezza oltrre a quello che in ambito giuridico a volte viene chiamato il primato della legge, ossia che bisogna sempre rispettare la legge. E questo perchè è vero la natura può essere pericolosa, ma diventa devastante, micidiale quando è aiutata dall'uomo che nella stragrande maggioranza dei casi quando opera in questi senssi pensa sempre e solo al momentaneo interesse personale. Insomma non si scherza su queste cose. Non voglio più sentir parlare di catastrofe annunnciata. In questi giorni, per quant riguarda la questione Vesuvio a lanciare l'allarme è stato il professore Alberto Giordano della Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, Dipartimento Scienze per l’Ambiente Sezione Geofisica marina.Secondo l´esperto, un ultimo studio effettuato dal professore Giuseppe Luongo, docente di Fisica del
vulcanismo ed ex direttore dell’Osservatorio vesuviano, il Vesuvio sarebbe in forte tensione, tanto da sviluppare un fenomeno di distensione. “Le fratture (faglie) createsi intorno al Somma Vesuvio, tra cui anche la frattura eruttiva Vallone S.Severino-Zennillo di Ottaviano, hanno tendenza ad allargarsi a dilatarsi, per cui potrebbe non esserci la famosa eruzione di tipo esplosivo, ma si prevede un fenomeno effusivo”. Ma cosa sta a significare questo? “Secondo esperti il Vesuvio è come una “pentola a pressione” – spiega il prof. Giordano in una relazione - che può esplodere anche con ritardi lunghissimi di secoli. Un vulcano è più prevedibile di un terremoto, che è accidentale e subitaneo, non esplode da un giorno all’altro. Prevedere il momento preciso dell’eruzione è praticamente impossibile ma segnali premonitori del pericolo possono essere colti, la difficoltà sta nel saperli leggere, decodificare. Il Vesuvio è l’unico vulcano attivo dell’Europa continentale, è un vulcano a rischio di eruzione non solo perché di tipo esplosivo ma soprattutto per la zona in cui si trova. Nella cosiddetta zona rossa del Vesuvio, al contrario dell’Abruzzo, anche un minimo segnale di eruzione o un piccolo evento sismico si trasformerebbe in una catastrofe, le scosse sono di origine vulcanica e non tettonica, non saranno mai di magnitudo elevata e improvvisa come in Abruzzo”. Ma nonostante tutto l’allarme c’è, e contando che alle pendici del Vesuvio vivono almeno 700 mila persone esposte al pericolo di eruzione, l’espansione urbanistica e lo sfruttamento turistico non ne hanno tenuto conto e non ne tengono conto a tutt’oggi della situazione, il tutto potrebbe avere effetti catastrofici. Ad aggravare il tutto infatti sembra essere proprio la mancanza di vie di fuga, per quanto sembra disposto un piano di evacuazione, ancora nulla è disposto. “Il Vesuvio è il vulcano meglio monitorato al mondo – continua Giordano - ci sono più 150 tra tecnici e ricercatori che 24 ore su 24 monitorano la situazione, tenendo sotto controllo ogni minimo segno percepito, siamo dotati di sistemi di rilevazione in grado di avvertire un’eventuale risveglio del Vesuvio con mesi o settimane di anticipo. Bisogna tener presente che l’Ingv e l’Osservatorio Vesuviano hanno una complessa rete di monitoraggio in merito alle deformazioni del suolo, alla sismicità, alla composizione chimica delle fumarole del vulcano, dati necessari per fare previsioni su una futura eruzione. Non è il caso perciò di seminare panico, che può solo generare fenomeni di paura ingiustificata e rischi inutili. I dati sono continuamente aggiornati, non c’è alcun bisogno di fare allarmismi. La Protezione civile e l’Osservatorio vesuviano assicurano che attualmente, non ci sono segnali che facciano pensare ad un’eruzione vicina. Il Vesuvio è quiescente, caratterizzato da bassa sismicità”. Ma tutto questo però può iniziare a far pensare a chi con mano cruenta costruisce credendo di beffeggiare stato, comune o leggi, ma danneggia solo se stesso, ma nel contempo suggerire alle autorità locali competenti un attivazione maggiore sul fronte emergenza Vesuvio, attuare un programma di educazione al sapersi comportare in caso di terremoto o di probabile eruzione.
